GIORNATA DELLA MEMORIA 2026, VACCINIAMOCI CONTRO L'INDIFFERENZA

Data:

27 gennaio 2026

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Descrizione

81 anni fa, il 27 gennaio 1944 l'Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di AUSCHWITZ: questo fatto segnò una linea di demarcazione temporale fra un "prima", quando non si sapeva (quantomeno non nei dettagli) di cosa era stato capace il regime nazista, e un "dopo", quando non si poteva più dire di non sapere. Per questo motivo gli Stati membri dell'ONU hanno scelto il 27 gennaio come data simbolo per ricordare l'Olocausto, la persecuzione e lo sterminio di massa della popolazione di religione ebraica, deportata nei lager insieme a oppositori politici, cittadini di etnia Sinti o Rom, omosessuali, disabili, e qui sterminata.
L'armata rossa era entrata, nei mesi precedenti, in campi smantellati e abbandonati dai tedeschi (si veda ad esempio quello di Treblinka), ma è con l'entrata ad Auschwitz che l'orrore diventa palese. Qui erano rimasti i prigionieri che non erano in grado di muoversi, mentre gli altri sono stati trascinati per centinaia di chilometri nella "Marcia della Morte".
La definizione, GIORNATA DELLA MEMORIA, non è stata scelta a caso. E' conoscendo, ricordando, trasmettendo il ricordo che si dovrebbe interiorizzare l'avversione verso ciò che porta a discriminazioni se non a persecuzioni. 

Liliana Segre definisce la memoria "VACCINO CONTRO L'INDIFFERENZA", ma siamo sicuri che la memoria la stiamo esercitando nel modo corretto? Che stiamo assumendo un vaccino e non un placebo?
In Italia abbiamo avuto a che fare con il fascismo, che è giunto al potere forzando la mano e in seguito ad anni di violenze, che ha usato la violenza come strumento per reprimere il dissenso, che ha emanato le leggi razziali e che è stato parte attiva nel processo di deportazione di ebrei, oppositori politici e altre "categorie" non gradite al regime. La reazione, a seguito della Guerra di Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale, è stata l'elaborazione di una Costituzione profondamente antifascista, basata sull'uguaglianza dei cittadini e che vieta la ricostituzione del partito fascista. In ogni caso, non dobbiamo credere che il fascismo (o il nazismo) si possa manifestare solo nelle forme con cui lo abbiamo conosciuto. Non sono le camicie nere che dobbiamo temere, ma i comportamenti, la normalizzazione dell'intolleranza, l'insofferenza verso il dissenso, la compressione dei diritti, l'applicazione delle regole (anche quelle del diritto internazionale) differenziate a seconda delle proprie posizioni e dei tornaconti economici. E, nel Mondo, di casi in cui questo avviene ce ne sono sempre di più. Anche a livello del singolo, però, sempre più spesso si notano comportamenti "al limite": aggressività dilagante fisica o verbale, attuata soprattutto quando ci si può confondere nel gruppo o nell'anonimato, insofferenza verso l'altro, episodi di razzismo. La storia insegna che anche persone comuni possono commettere atti terribili, se il contesto li "normalizza".

Dobbiamo ripartire dalla memoria di quello che è stato, inquadrandolo nella realtà attuale, battendoci per il rispetto dei diritti di tutte e tutti, senza voltarci dall'altra parte se ciò che succede apparentemente non ci riguarda, perché prima o poi potrà capitare qualcosa che ci interesserà direttamente.


Quando i nazisti presero i comunisti,

io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa

Martin Niemöller, Teologo e pastore protestante tedesco, per 8 anni incarcerato nei campi di concentramento

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Pagina aggiornata il 27/01/2026